mercoledì 17 agosto 2016

L'imbroglione

Io sono l'altro. Non ci conosciamo ancora, ma sapete bene che esisto. Perchè sapete, come sa bene anche Lui, che sono nascosto in tutti voi, anche se cercate di negarlo.

Mi chiamate in modi differenti, ma sono essenzialmente la metà oscura, il male oscuro, il pensiero negativo, quella punta di pessimismo che affiora ogni volta che desiderate qualcosa, e vi viene la paura di fallire... quello é il mio grande momento.
Quando perdete un'occasione, io affioro e vi suggerisco ogni negatività, nuocio all'autostima, vi distruggo la fiducia nel prossimo e remo contro qualsiasi giustizia vi aspettiate. Vi sentite dei falliti, delle merde, degli incapaci totali? Il meríto é mio, si. Quando qualcuno vi tratta male io vi faccio tacere, vi suggerisco stupide scuse, e se fate figure di merda potete essere certi che io vi abbia aiutati; io, io, io, sempre io.
Ognuno reagisce in modo differente: qualcuno mi accoglie a braccia aperte, mi lascia prevalere in ogni sua azione, mi usa come giustificazione di ogni sua non-azione. Altri mi combattono, reagendo ad ogni mio intervento o tentativo di farlo, ed é una bella lotta.
Altri invece giocano sporco: Lui, per esempio.

Già, proprio il vostro caro disegnatore, il vostro eroe che combatte la sua malattia degenerativa. Leggete i suoi interventi, ammirate il suo coraggio...
Non vi viene il minimo dubbio che non sia sincero, non dica tutto, menta, vi nasconda i fatti: é un imbroglione, e del tipo peggiore.
Oggi lo stimate per il suo coraggio nell'affrontare la malattia, nel mettersi a nudo e mettere per iscrítto la sua discesa all'inferno. Certo, non vi víene nemmeno in mente che possa avervi mentito: vi ha mai dettto delle volte in cui é caduto? Delle volte che si é incazzato davvero, quelle in cui ha urlato per qualcosa o con qualcuno?
Ogni volta che lui trova un ostacolo, vinco io: un bicchiere o una sedia spostata, quando non riesce ad alzarsi da una sedia o a slacciare la velcro di un sandalo, vinco io. Me ne accorgo dalla rabbia improvvisa, dalle rapide parolacce che sfuggono al suo autocontrollo. Tutti quei momenti che tiene per se, che non condivide con nessuno. "Non sono importanti,“ si ripete lui. 
Ma io sono sempre con lui, gli sussurro che é tutto inutile, che tanto finirà tutto nel peggiore dei modi possibile. Che si sta illudendo, che non guarirà mai, e passerà il resto della sua vita seduto in una carrozzella a motore, senza voce e con le dita contratte. Senza piu disegnare, senza poter sfogliare un libro o un fumetto, senza poter piú esternare la sua creatività?
Ormai ha capito che anche se riescono a fermare la sua degenerazione, non recupererà mai del tutto. Che rimarrà invalido in qualcosa: lo capisce ogni volta che perde qualche capacita, quando gli fanno provare gli ausilii per comunicare, accennano a carrozzine speciali o materassi antidecupito. 



Lui alterna gli umori: tempo fa non riuscì ad alzarsi dalla sedia da solo per un paio di giorni. Niente spinta sufficiente verso l'alto, se ne é rimasto solo e bloccato per un paio d'ore, troppo lontano dall'alarme, ad aspettare che qualcuno si accorgesse di lui: quando passarono per il giro serale, per mettere a letto gli anziani bloccati. E per due ore ho vinto io, perchè si sentiva infine sconfitto, senza piú forza o volontà per reagire.
Poi scoprí che le forze c'erano, doveva solamente sfruttarle meglio: alzarsi al primo tentativo, facendo molta attenzione a dove sistemava i piedi; e una volta sollevato - ma ancora instabile - spingere i polpacci contro il sedile, e ottenere la spinta finale per afferrare il girello deambulatore. In quel momento vinse lui, ma non duró a lungo: due settimane dopo fu la gamba sinistra a tirargli un brutto tiro (e nuova vittoria per me).
Vedete, fino ad allora, i momenti in cui si era accorto di non poter piu fare qualcosa, non li aveva memorizzati. Quand'era stato che aveva usato la stampella per l'ultima volta? O scritto a mano? E il coltello, quand'é stato che l'aveva usato senza problemi?
Risposte vaghe: tra settembre e ottobre, verso carnevale... Ogni volta aveva il tempo di adattarsi, trovare alternative, spostare di una tacca il suo livello di sopportazione.
Ma poi é arrivata Pasqua.

C'erano tutti i motivi per avere qualche giorno di buonumore: tre uova di Pasqua, una Colomba gigante, amici in visita, infermieri contenti di tutti quei colori in camera. Venerdì si sposta dal letto al tavolo per i pasti (tre volte al giorno, andata e ritorno), ma non riesce a uscire dalla stanza per la passeggiata di mezzo corridoio. Sabato fatica ad raggiungere il letto e domenica é peggio: l'umore é pessimo e gli manca ogni voglia di festeggiare. E non ha visite. 
Il piede sinistro non si flette più, non riesce a far forza sul pavimento, rimane sulla punta, e l'andatura é ormai instabile. Non piú sicura.
Io ho la vittoria in pugno.

Lunedì ha uno scatto d'orgoglio e nel corso della colazione si fa aiutare ad aprire una delle uova, e inizia a mangiare cioccolato. Vittoria effimera, perchè il giorno dopo era evidente la diffícolta nel muoversi. E quel peggioramento é stato all'origine del successivo trasferimento all'ospedale di Gorizia: per essere pronti al peggio.
Tutto questo accadeva ormai 4 mesi fa, e da allora ogni giorno lui e io ci battiamo in una lotta all'ultimo sangue, dove io vinco e lui cambia le sue stupide regole assolute, imbroglia, bara, alza i suoi limiti di sopportazione. Fatica a spostarsi, a farsi capire e scrivere sul tablet, prolungando un'attesa per me inutile, e infine arrendersi e lasciarmi vincitore.

Andiamo, qualcuno di voi é davvero convinto che lui, una volta che si ritrovasse definitivamente bloccato in carrozzina, abbia ancora voglia di fare con voi quello che faceva prima? Venire in pizzeria senza poter parlare, facendosi nutrire da voi, bevendo la birra con la cannuccia e guardare voi riuscire a fare tutto quello che lui non puó piu? Festeggiare il compleanno senza avere il fiato per spegnere le candeline? Osservare voi discutere di cinema e fumetti?
Scordatevelo. Cominciate ad abituarvi all'idea, lui non verrà. Non gli interesserà niente di tutto questo, la voglia gli sarà passata. 

23 commenti:

  1. Io lo so che non rivivremo più, tu ed io, i momenti del passato. Tu per un destino crudele che ti porta via il corpo. Io perché il destino mi porta via la mente. Ma quei momenti ci sono stati e nessuno ce li porterà mai via. Mai. Un abbraccio.

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  2. Caro Giacomo, solo tre parole.. Ti voglio bene.
    Finita 'sta stagione lavorativa passo a trovarti. Promesso!

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  3. Condivido le parole di Gabriella.
    E comunque hai la forza di combattere. E di scrivere. E condividere. Che vinca lui o meno... tu lo combatti. E non è da tutti. E' già una vittoria!
    Luca

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  4. Caro Jack, nessuno è veramente mai uguale a sè stesso perchè ogni esperienza ci modifica nel comportamento e nel modo di essere.

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  5. Se non vorrai venire tu, verrò io da te, sempre. E ogni volta passeremo delle bellissime ore insieme, come sempre è stato e sempre sarà, perché ci sono cose, come l'amicizia, che battono l'imbroglione che è in tutti noi 10 a zero, sempre.
    Miriam

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  6. Caro Giacomo, la lotta che stai combattendo è durissima! Hai la forza di lottare.. Lo vedo da tutti gli sforzi che ti imponi per resistere. Vorrei poterti aiutare di più ed intendo non solo nel rifacimento del tuo letto, nel lavarti, vestirti. A volte percepisco la tua rabbia, la tua frustrazione, la "Gioia" di essere capito quando ti esprimi. Mi dispiace se a volte rimani seduto ad aspettare che qualcuno ti metta a letto, mi dispiace se ti manca il purè che è una delle poche cose commestibili nella tua dieta! Bisogna battere questo imbroglione che si prende gioco di Giacomo. . Arianna.

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  7. Grazie Pupe, ci fai sentire meno soli nelle nostre battaglie quotidiane, l'imbroglione potrà toglierti tutto tranne una cosa: il tuo essere un uomo. Giò

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  8. Ti leggo con piacere perché sei onesto e geniale. Rispetto!
    PG

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  9. No, l'imbroglione sei tu, e sei tu che stai perdendo. Il nostro Jack non ci nasconde nulla, basta leggere bene. E Giacomo ha già vinto, in ogni caso. Anche se tu - l'altro - sei lì pronto a nutrirti del suo sconforto, delle sue sconfitte, perchè ogni sua vittoria, seppur piccola, è immensamente più grande rispetto alle tue. Un carissimo abbraccio, Giacomo, noi siamo con te, anche se siamo distanti

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  10. Ora non hai più limiti. Buon viaggio.

    Nicola

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  11. Oggi, 18 febbraio 2017, dopo due lunghi anni di questa partita a scacchi giocata con la SLA, sei riuscito a darle scacco matto. Tu hai vinto , lei ha perso. Sconfitta per sempre. Finalmente ora sei libero. Certo che per riprenderti questa libertà hai dovuto pagare un prezzo altissimo. Eccome! Hai dovuto rinunciare ad un corpo sul quale ormai non avevi più alcun controllo. Ma ora finalmente sei di nuovo libero. Libero di correre, parlare, respirare e se vuoi e lo ritieni giusto persino di urlare. E poi puoi finalmente ricominciare a disegnare. Certo, ora non ti servirai più di fogli e matite ma potrai usare strumenti altrettanto meravigliosi. Userai le nuvole, colorandole con i colori azzurri del cielo o i rossi-arancioni di un alba o di un tramonto, disporrai dei colori dell'arcobaleno; inventerai nuovi chiaroscuri usando un cielo stellato e per correggere qualche sbaglio, ti basterà una semplice folata di vento. Ma da quel bravo disegnatore che sei, riuscirai a ricavarne soltanto dei capolavori, unici e irripetibili. Riusciremo a vederli? Forse. Certo non tutti saranno in grado di distinguerli ma sicuramente sapranno riconoscere il tuo stile, tutti coloro che ti hanno conosciuto, voluto bene e che di te conservano un bellissimo e indelebile ricordo. Noi potremo ancora vedere il tuo sorriso, parlarti, avvertire la tua presenza? Sì. Ci basterà solo chiudere gli occhi e cercare nel nostro cuore.Tu sarai lì e lì ci resterai per sempre. Quel posticino per quanto piccolo possa essere non te lo porterà mai via nessuno. Ora hai iniziato un nuovo meraviglioso viaggio dove non esiste più alcun genere di confine conosciuto. Dove la tua essenza, ormai in spirito, può raggiungere in un istante le stelle più lontane e altrettanto velocemente ritornare fino a noi. Hai questa nuova occasione. Vivila con tutta la tua voglia che avevi di vivere e quando ti sentirai stanco e vorrai riposare un po' ricordati ... seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino ... là scoprirai un luogo meraviglioso che ti sarai pienamente meritato.

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  12. Grazie per la tua amicizia.
    Vaya con dios Jack.

    Luke V.

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  13. Grazie di tutto cuore Giacomo! Per la nostra amicizia che ci ha legato! Mi mancherai! Rendici le nuvole più interessanti da guardare!
    By Andrea

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  14. Ciao Giacomo.
    Gianfranco

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  15. Ciao Giacomo, il Mondo mi piaceva di più, quando c'eri anche tu. Vola libero, vola alto, e arrivederci. Ti voglio bene. <3
    Giusy

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  16. Ci risiamo.
    E' arrivato un altro 18 del mese; già il quarto da quel triste febbraio. Era ancora inverno allora mentre invece tra pochi giorni sarà già estate. Un estate diversa dalle altre, come diverse saranno tutte le stagioni a venire perchè niente potrà più essere come prima, purtroppo.
    Mi capita spesso di ripensare a quel periodo meraviglioso che abbiamo trascorso insieme, io e te, in quelle fugaci visite settimanali. Visite che ci hanno permesso di avvicinarci in un modo molto più intenso, cementando profondamente un rapporto che per anni, a causa delle vicissitudini della vita, si era evoluto in visite sporadiche e qualche telefonata soprattutto in occasione dei compleanni. Niente in confronto alle estati che da ragazzi trascorrevamo a Gorizia, insieme, tra film, letture di libri di fantascienza e modellismo vario. Ormai tutto ciò si riduce a semplici ricordi che inevitabilmente e inesorabilmente tenderanno a sbiadire nel tempo fino a perdere tutte quelle sfumature che hanno rappresentato la nostra amicizia, perchè sì, la nostra non è stata solo e semplice parentela e classificarla così sarebbe estremamente riduttivo se non addirittura ingiusto.
    Mi succede spesso di rivedere dei flashback in cui prendo l'ascensore e di quando entrando nella tua stanza tu mi accogli con il tuo "hola", sorridente, nonostane non avessi proprio alcun motivo di sorridere. Eppure quello eri tu, una persona dal cuore immenso che si preoccupava di non far pesare sulle persone care, quel pesante fardello che ti opprimeva. Volevi che il dolore appartenesse solo a te. Ma quel dolore che si poteva leggerti negli occhi, silenziosamente, opprimeva anche noi perchè, aggiornati, sapevamo che niente e nessuno avrebbe potuto restiturci il nostro Jack, il nostro insostituibile Jack.
    Mi piace pensarti in un non-tempo e in un non-mondo dove finalmente puoi ricevere tutto quello che avresti meritato ma che non ti è stato concesso in questa vita.
    Il tempo potrà e certamente farà sbiadire i miei ricordi ma chiudendo gli occhi rivedrò sempre il tuo sorriso e udirò il tuo "hola". Sconfiggerò il tempo. Quei due ricordi non potrà mai togliermeli, nè glielo permetterò.
    Ciao Jack, amico mio.

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  17. Ciao Jack.

    Ebbene sì, sono ancora io. Non riuscirai a liberarti così facilmente della mia presenza. Sporadica ma presente in questo blog.

    Oggi avresti o meglio hai compiuto 54 anni (e come ti facevo notare sempre, per un breve periodo mi raggiungevi nell'età ma poi, tempo 5 mesi, io riallungavo fino al gennaio successivo) e ho ritenuto doveroso augurarti buon compleanno. Qualcuno potrà obiettare che mi è andato il cervello in pappa, che non ci sei più e così via discorrendo...
    Beh! a chiunque pensi ciò posso dire solo che fintantochè il tuo ricordo rimarrà presente anche in una sola persona, allora tu per noi sarai sempre vivo e vivrai nei nostri cuori, nei nostri ricordi, nei nostri pensieri e perchè no, anche nelle nostre preghiere.
    Buon compleanno Jack, amico mio. Un abbraccio.

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  18. 18 Febbraio 2018 (parte I)

    Ognuno di noi ha un proprio metodo per calcolare il trascorrere del tempo.
    Per qualcuno sarà semplicemente un anno, per qualcun altro saranno dodici mesi, per altri potranno essere che ne so, quattro stagioni, trecentosessantacinque giorni, ottomilasettecentosessanta ore e così di seguito, arrivando a quantificare minuti, secondi e via discorrendo, oppure come dicevi te, associandolo alla sabbia di una immensa clessidra… schussss.
    Ognuno è libero di elaborare un proprio metodo di calcolo per tenere conto del passare del tempo.
    Non ho mai dato troppa importanza al sistema che ciascuno di noi adotta, tuttavia, piano piano, ho iniziato a svilupparne uno molto particolare e personale: “il ricordo”.
    Come sistema di calcolo potrà ai più sembrare strano, astruso oppure semplicemente inconcepibile e tuttavia tale metodo rappresenta forse il miglior compromesso per mantenere “viva” una persona che per un destino avverso non è più tra noi. Sì, hai capito bene, mi sto riferendo proprio a te, Jack.
    E allora, partiamo con i ricordi … ma vi posso già anticipare che almeno all’inizio non sarà un viaggio né lungo, né estenuante né tanto meno noioso, salvo poi forse però trasformarsi, almeno per chi quei ricordi li ha vissuti, in qualcosa di doloroso, qualcosa che farà riaffiorare tristezze credute sopite e se questo vi farà stillare qualche lacrima, di ciò ve ne chiedo scusa in anticipo. Mentre per alcuni la datazione è certa, per altri invece, sono semplicemente avvenuti…
    Fino al Millenovecentottanta: Ricordi sbiaditi dal tempo di vacanze estive trascorse insieme, noi tre a Gorizia, tra fumetti, libri, giochi, film, gioia e spensieratezza della giovinezza…
    Millenovecentottantuno: Estate : insieme al Cinema in Corso a vedere “James Bond 007 – Solo per i tuoi occhi” e poi “Atmosfera zero”.
    Millenovecentottantatre: 11 Agosto. C’è un disegno di grande formato riferito al pit stop di Piquet al GP di Francia che riporta tale data. In tempi recenti è riapparso, come d’incanto, un blocchetto di vecchie foto in cui ci siamo tu, Roby ed io in varie zone di Gorizia. Pose goliardiache e sbeffeggianti vicino ad un busto bronzeo (probabilmente di D’Annunzio), rannicchiati dentro una delle nicchie esterne che contornano il nostro bel castello, foto al Parco della Rimembranza e non ultima, noi tre su una panchina. E in tale foto risalta un particolare che mi ha permesso di datare tali foto con assoluta certezza: nella mia mano, arrotolato, compare niente meno che il cartoncino sul quale poi tu realizzasti quel fantastico disegno, quindi estate millenovecentottantatre. Fatti confermati anche dai ricordi di Roby quando gliele ho mostrate.
    Millenovecentottantaquattro - Duemilaquattordici: Ricordi vari di avvenimenti che non trovano una precisa collocazione temporale ma che comunque certificano nostri incontri … E poi le immancabili telefonate periodiche sia per gli auguri in occasione di feste e compleanni sia per aggiornamenti su tue pubblicazioni (queste sì, certe), novità letterarie, cinematografiche e altro ancora.

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  19. 18 Febbraio 2018 (parte II)

    Duemilaquindici: Ultimo incontro e ultima pizzata, io e te, a Solcan prima che gli avvenimenti precipitassero ... Ricordo indelebile quel tuo procedere stentato, barcollante, col bastone come sostegno ad indicare che probabilmente nel tuo fisico si stava sviluppando qualcosa di serio… e poi, non riuscisti nemmeno a finirla quella tua ultima pizza “quattro stagioni” …
    Duemilasedici: Un anno vissuto intensamente, il più possibile al tuo fianco, a seguire il tuo rapido, inesorabile e irreversibile declino fisico. Il ricordo della tua incrollabile fiducia nella scienza che via via si affievoliva per digradare lentamente in angoscia, timore e infine disperazione, terrore e rabbia di ciò che sarebbe stato il decorso della tua malattia. La felicità con la quale ti gustavi il gelato alla stracciatella … L’infinita pazienza con la quale sopportavi i riti della “barba” e delle “manicure”… La difficoltà con la quale comunicavi con noi e ci facevi partecipi dei tuoi pensieri … Il Natale trascorso insieme a te, gli occhi che ti brillavano dalla gioia per la maglietta di Star Wars che Nerina, Riccardo, Marco ed io ti avevamo portato …
    Duemiladiciassette: Il tuo cinquantatreesimo e ultimo compleanno… L’avvicinarsi della fine. Preannunciata. I tuoi ultimi sfoghi di frustrazione mista alla disperazione per l’inevitabile… Il tuo comunicarmi che quella Heineken di 007 che faceva bella mostra sul tuo tavolino, mai avresti potuta bertela e pertanto me la donasti. Sappi che quella bottiglia fa ancora la sua figura nel mio mobile del salotto, vuota però … bevuta in tuo ricordo.
    Duemiladiciassette, 18 Febbraio: Quel viaggio, alla mattina presto, quasi a presagire il peggio … La telefonata ricevuta mentre oltrepassavo Venezia che confermava i miei pù nefasti timori … Il resto del viaggio percorso con la mente altrove, ancora incapace di realizzare la triste realtà …
    Duemiladiciotto, 18 Febbraio: Per qualcuno sarà semplicemente un anno, per qualcun altro saranno dodici mesi, per altri potranno essere che ne so, quattro stagioni, trecentosessantacinque giorni, ottomilasettecentosessanta ore e così di seguito, arrivando a quantificare minuti, secondi e via discorrendo, oppure come dicevi te, associandolo alla sabbia di una immensa clessidra… schussss.
    Per me, che sia “Ricordi = Passare del tempo” oppure “Passare del tempo = Ricordi” resta comunque una equazione semplicissima il cui risultato, stranamente, non cambia.

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